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sfumature

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Gli eschimesi hanno quindici parole per dire neve

Gli eschimesi hanno quindici parole per dire neve.
E i beduini nove per dire sabbia.
Chiamano la neve con quindici nomi diversi.
Noi solo neve. Anonimamente.

O infinite gradazioni del silenzio!
Incalcolabili sfumature!

C’è neve e neve. Nevicata e nevicata.
A seconda delle diverse densità
o della diversa sensazione di pace.

C’è chi la chiama neve, chi velo,
chi vello, chi velluto.
Chi mussola. Chi glassa.
Dall’organdi all’organza alla garza.

E poi c’è la neve di marzo, quella di gennaio,
e quella di Natale e quella di Pasqua.

Quella delle Dolomiti,
quella degli Appennini
e quella dei mari.

E come la chiami la neve raccolta
sul bavero del tuo cappotto?

Oh sapessi scorgere le differenze
dove gli altri vedono tutto uguale…

Piero Lo Iacono

 

scritto sul corpo

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“Il mio amore per te

fa di ogni altra vita una menzogna”.

Ho nascosto queste parole

nella fodera del cappotto.

Le tiro fuori come un ladro di gioielli

quando nessuno lo vede.

Non sono sbiadite. Niente di te è sbiadito.

Sei ancora del colore del mio sangue.

Sei il mio sangue.

Quando mi guardo allo specchio

non è la mia faccia quella che vedo.

Il tuo corpo è raddoppiato.

Una volta sei tu e una volta io.

Chi è chi?”

 
Scritto sul corpo, Jaenette Winterson

cinema itinerante

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Questo spettacolare cinema esiste veramente ed è stato ideato dall’architetto Ole Scheeren in occasione del “Film on the Rocks Yao Noi Festival”, rassegna cinematografica svoltasi in
Thailandia. Per realizzare l’opera, l’architetto si è avvalso della collaborazione dei pescatori del luogo, che lo hanno aiutato a costruire zattere di legno e altri materiali di recupero: la struttura del cinema infatti è modulare, una serie di incastri e sovrapposizioni di zattere che danno vita ad un vero e proprio auditorium con tanto di sedute, raggiungibile dal pubblico esclusivamente via mare.
L’opera si chiama “Archipelago Cinema” ed è itinerante: nel 2012 ad esempio è stata ospitata anche nella laguna di Venezia, in occasione del Festival del Cinema; dove si sposterà la prossima volta non è ancora dato saperlo, ma gli aggiornamenti vengono pubblicati sul sito www.archipelago-cinema.com.

la scintilla

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La fiamma c’era, avevi ragione, non si vive altrimenti. Per vivere c’è bisogno di almeno una scintilla accesa nel corpo. Ma tu non sapevi, allora, di stare accendendo un fuoco che t’avrebbe bruciato, facevi cosi perché obbedivi alla legge impersonale della vita. Chi è vivo cerca la vita, la fiamma. E lì, in quel diluvio in cui pareva che il mondo si sarebbe dissolto, la tua bocca fu l’arca in cui la mia anima salì per salvarsi, e il tuo fiato fu il mio respiro, ecco come fu.

 
Nadia Fusini, L’amore necessario

essenze

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Il mio più alto pensiero non peserà nelle bilance della vita o dell’amore più delle tre paroline dettemi dalla bimba che m’amava, intorno ai suoi anelli d’argento, alla sua collana di perle o di pezzetti di vetro.
Siamo noi che non comprendiamo perché restiamo sempre nei bassifondi della nostra intelligenza. Basta salire fino alle prime nevi montane, perché tutte le disuguaglianze si appianino sotto la mano purificatrice dell’orizzonte che si schiude. Che differenza passerà allora tra una parola di Marco Aurelio e la frase di una bimba che constata che fa freddo? Siamo umili, e si distingua l’accidentale dall’essenza; non bisogna per le apparenze dimenticare i prodigi dell’abisso. I pensieri più belli e le più basse idee non alterano l’eterno aspetto dell’anima nostra più di quanto gli Himalaia e gli abissi modifichino la superficie della terra nel cospetto dei corpi celesti.

Maurice Maeterlinck – Il tesoro degli umili

viaggio al termine della notte

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Arrivò il momento della partenza. Andammo una sera verso la stazione un po’ prima dell’ora in cui tornava nella casa. In giornata ero andato a salutare Robinson. Non era contento nemmeno lui che lo lasciassi. Non la smettevo di lasciare tutti.
[…] Il treno è entrato in stazione. Non ero più molto sicuro della mia avventura quando ho visto la macchina. L’ho abbracciata Molly con tutto il coraggio che avevo ancora nella carcassa. Avevo una gran pena, autentica, una volta tanto, per il mondo intero, per me, per lei, per tutti gli uomini.
È forse questo che si cerca nella vita, nient’altro che questo, la più gran pena possibile per diventare se stessi prima di morire.
Sono passati degli anni da quella partenza e poi ancora anni… Ho scritto spesso a Detroit e poi altrove a tutti gli indirizzi che mi ricordavo e dove potevano conoscerla, seguirla Molly. Non ho mai ricevuto risposta…, vorrei se può ancora leggermi, da un posto che non conosco, che lei sapesse che non sono cambiato per lei, che l’amo ancora e sempre, a modo mio, che lei può venire qui quando vuole a dividere il mio pane e il mio destino furtivo. Se lei non è più bella, ebbene nulla cambia! Ci arrangeremo! Ho conservato tanto della sua bellezza in me, così viva, così calda che ne ho ancora per tutti e due e per almeno vent’anni ancora, il tempo di arrivare alla fine.

Louis-Ferdinand Céline – “Viaggio al termine della notte”

Foglie…

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Un giorno aggiusterò il tetto, oggi è autunno e qualche foglia deve entrarmi in casa, esigo che resti qui,
simile a me, che produca vicinanze mentre riposo le notti, una foglia o due, anche tre se gradiscono
entrare a farmi compagnia, tanto la fuori c’è un albero che ha bisogno di spazio, di rami spogli, di capire
cosa e che cosa dovrà disegnare per il cielo, io resterò qui con le mie foglie a guardare
film francesi doppiati male, a raccogliere il rumore dagli angoli, sarò
paziente e aspetterò il nuovo caldo, un giorno qualunque di caldo, una finestra da aprire e un buco sul tetto
da riparare, non adesso però! Adesso aspetto le mie foglie, quelle che vogliono entrare, anche fosse solo
una, un volteggiare solitario nella stanza, un giorno di autunno, come cartelle colorate sulle spalle dei bambini che vanno a scuola, una felicità lieve di foglie che danzano, che entrano, che aspettano, che scendono e scelgono ragionevoli
riposi d’autunno, una foglia, forse due … Un tetto stanco da riparare, domani, un giorno.

 

Gianluca Nadalini